Storie dall’Italia

MARGHERITA HACK

Il progresso della conoscenza avviene perché noi possiamo basarci sul lavoro dei grandi geni che ci hanno preceduto. 

-Margherita Hack

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Margherita Hack nacque a Firenze nel 1922 dal padre Roberto Hack, un contabile fiorentino di origine svizzera protestante e dalla madre, Maria Luisa Poggesi, cattolica toscana,  diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze e miniaturista alla Galleria degli Uffizi. Entrambi i genitori lasciarono la religione per aderire alla Società Teosofica Italiana, di cui Roberto Hack fu per un certo periodo segretario sotto la presidenza della contessa Gamberini-Cavallini.

Atleta in gioventù, Margherita giocò a basket e gareggio nell’atletica leggera durante i Concorsi Universitari Nazionali, chiamati Littoriali, sotto il regime fascista di Mussolini, dove vinse nel salto in lungo e nel salto in alto. Sposò Aldo De Rosa il 19 febbraio 1944 nella chiesa di San Leonardo ad Arcetri. De Rosa era stato uno dei suoi compagni di giochi d’infanzia.

Margherita frequentò il Liceo Classico “Galileo Galilei” di Firenze, e successivamente, nel 1945, si laureò in Fisica presso l’Università degli Studi di Firenze con voto 101/110. La sua tesi in astrofisica era sulle variabili Cefeidi, basata sui suoi studi all’Osservatorio di Arcetri.

In Italia, Margherita era nota per le sue opinioni antireligiose, le sue continue critiche alla Chiesa cattolica e alla sua gerarchia e istituzioni. Era vegetariana e scrisse un libro che spiegava questa scelta, intitolato “Perché sono vegetariana”. Scrisse anche: “La mia vita in bicicletta”.

Sostenne sempre le associazioni animaliste con donazioni e reinserimento di cani e gatti.

Margherita morì il 29 giugno 2013 all’età di 91 anni. Era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci, di cui soffriva da circa due anni. Si era rifiutata di operarsi al cuore. Ha lasciato la sua biblioteca personale, contenente 24.000 libri di astronomia, alla città di Trieste.

 

Attività scientifiche

È stata professore ordinario di Astronomia presso l’Università di Trieste dal 1964 al 1° novembre 1992, anno in cui Margherita è stata definita “fuori ruolo” per anzianità. È stata la prima donna italiana ad amministrare l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo alla fama internazionale.

Membro delle più prestigiose associazioni di fisica e astronomia, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. È stata socia dell’Accademia Nazionale dei Lincei (membro nazionale della classe di fisica matematica e scienze naturali; seconda categoria: astronomia, geodetica, geofisica e applicazioni; sezione A: astronomia e applicazioni). Ha lavorato presso molti osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro di gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. In Italia, con un intenso lavoro promozionale, ha ottenuto la crescita dell’attività della comunità astronomica con accesso a diversi satelliti, raggiungendo una notorietà di livello internazionale.

Margherita Hack ha pubblicato diversi articoli originali su riviste internazionali e diversi libri sia di divulgazione scientifica che di livello universitario. Nel 1994 è stata insignita della Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica e nel 1995 del Premio Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

Nel 1978 Margherita Hack ha fondato la rivista bimestrale L’Astronomia il cui primo numero è uscito nel novembre 1979. Successivamente, insieme a Corrado Lamberti, ha diretto la rivista di divulgazione scientifica e cultura astronomica Le Stelle. 

 

Attività politiche e sociali

Margherita Hack era nota anche per le sue attività al di fuori della scienza, soprattutto in campo sociale e politico.

Era atea e non credeva in nessuna religione o forma di soprannaturalismo. Margherita riteneva inoltre che l’etica non derivasse dalla religione, ma da “principi di coscienza” che consentono a chiunque di avere una visione laica della vita, rispettosa dell’individualità e della libertà altrui.

Ostile a qualsiasi forma di superstizione, comprese le pseudoscienze, Margherita è stata garante scientifico del CICAP dal 1989 e presidente onorario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (UAAR). Nel 2005 è entrata a far parte dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. È stata iscritta al Partito Radicale Transnazionale.

Margherita si è presentata alle elezioni regionali italiane del 2005 in Lombardia nella lista del Partito dei Comunisti Italiani ottenendo 5.364 voti in provincia di Milano. [22] Dopo l’elezione, cedette il posto a Bebo Storti. Si è schierata di nuovo con il Partito dei Comunisti Italiani nelle elezioni politiche italiane del 2006. Fu nominata per diversi distretti della Camera dei Deputati, ma decise di cedere il seggio per dedicarsi all’astronomia.

Il 22 ottobre 2008, durante una manifestazione studentesca in piazza della Signoria a Firenze, Margherita tenne una lezione di astrofisica parlando degli esperimenti effettuati al CERN sul bosone di Higgs, dopo una discussione contro la legge 133/08 (che in precedenza era il decreto-legge 112, denominato “decreto Tremonti”). Il 21 gennaio 2009 si è candidata alla Lista Anticapitalista per le Elezioni Europee di giugno. Non è stata eletta perché la lista non ha raggiunto la soglia del 4%. Nel novembre 2009, attraverso una lettera aperta sulla rivista MicroMega, ha criticato il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, sulla questione delle azioni legali in cui era coinvolto e del suo presunto tentativo di eluderle.

Durante le elezioni regionali del 2010, Margherita era in corsa con la Federazione della Sinistra ed è stata eletta nel distretto di Roma con oltre 7000 voti. Nella prima riunione del Consiglio si è dimessa lasciando il posto ai candidati dell’altra lista. Nell’ottobre 2012 ha dichiarato il suo sostegno a Nichi Vendola durante le primarie di sinistra.

 

Biografia (alcune delle sue opere)

Libera scienza in libero stato – Ed. Rizzoli – 2010

L’Amica delle stelle. Ed. Storia di una vita – Rizzoli – 2000

L’universo nel Terzo millennio – Ed. Rizzoli – 2017

Nove vite come i gatti. I miei primi novant’anni laici e ribelli – Ed. Rizzoli – 2012

Vi racconto l’astronomia – Ed. La Terza – 2007

Perché sono vegetariana – Ed. Edizioni dell’Altana – 2011

I gatti della mia vita – Ed. Scienza Express – 2012

 

Bibliografia 

https://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Hack

ARTEMISIA GENTILESCHI

Self-Portrait as a Lute Player, 1615–1617

Artemisia Gentileschi (8 luglio 1593 – c. 1656) fu una pittrice barocca italiana. Artemisia è considerata tra i più affermati artisti del Seicento, operando inizialmente nello stile del Caravaggio. All’età di quindici anni, già era in grado di produrre lavori professionali. In un’epoca in cui le donne avevano poche opportunità di seguire una formazione artistica o di lavorare come artiste professioniste, Artemisia fu la prima donna a diventare membro dell’Accademia di Arte del Disegno di Firenze e aveva una clientela internazionale.

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Molti dei dipinti di Artemisia presentano donne tratte da miti, allegorie e dalla Bibbia, comprese vittime, suicide e guerriere. Alcuni dei suoi soggetti più noti sono Susanna and the Elders (in particolare la versione del 1610 a Pommersfelden), Judith Slaying Holofernes (la sua versione del 1614-1620 è nella galleria degli Uffizi) e Judith and Her Maidservant (la sua versione del 1625 è nel Detroit Istituto d’Arte). Artemisia era nota per aver saputo rappresentare la figura femminile con grande naturalismo e per la sua abilità nel maneggiare il colore esprimendo dimensione e drammaticità. I suoi successi come artista sono stati a lungo oscurati dalla storia del suo stupro, avvenuto per mano di Agostino Tassi quando lei era molto giovane e dalla sua partecipazione al processo contro il suo stupratore. Per molti anni Artemisia è stata considerata solo una “curiosità”, ma la sua vita e la sua arte sono state riesaminate dagli studiosi nei secoli XX e XXI, ed è ora considerata una delle pittrici più progressiste ed espressive della sua generazione. Le vengono riconosciuti i suoi talenti e ha ottenuto importanti mostre presso istituzioni d’arte stimate a livello internazionale, come la National Gallery di Londra.

Nel primo periodo della sua vita fu influenzata dallo stile del padre, proveniente direttamente dalla scuola del Caravaggio. La prima opera pervenuta della diciassettenne Artemisia, è “Susanna e gli anziani” (1610, collezione Schönborn a Pommersfelden). Il dipinto raffigura la storia biblica di Susanna. Il dipinto mostra come Artemisia abbia assimilato il realismo e gli effetti usati da Caravaggio senza essere indifferente al classicismo di Annibale Carracci e alla scuola bolognese del barocco.

Come artista, Artemisia ebbe un notevole successo a Firenze. Fu la prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno. Mantenne buoni rapporti con gli artisti più stimati del suo tempo, come Cristofano Allori, e seppe guadagnarsi il favore e la protezione di personaggi influenti, a cominciare da Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana e soprattutto, del Granducato duchessa, Cristina di Lorena. La sua conoscenza con Galileo Galilei, evidente da una lettera che scrisse allo scienziato nel 1635, sembra derivare dai suoi anni fiorentini; anzi, potrebbe aver stimolato la sua rappresentazione del compasso nell’Allegoria dell’Inclinazione.

Il suo coinvolgimento nella cultura di corte a Firenze non solo diede l’accesso ai mecenati, ma ampliò la sua educazione e l’esposizione alle arti. Imparò a leggere e scrivere e familiarizzò con spettacoli musicali e teatrali. Tali spettacoli artistici aiutarono l’approccio di Artemisia alla rappresentazione di abiti sontuosi nei suoi dipinti: “Artemisia ha capito che la rappresentazione di figure bibliche o mitologiche in abiti contemporanei… era una caratteristica essenziale dello spettacolo della vita di corte”.

Altre opere significative di questo periodo includono La Conversione della Maddalena (La conversione della Maddalena), Autoritratto come suonatrice di liuto (nella collezione del Wadsworth Atheneum Museum of Art) e Giuditta con la sua ancella (Giuditta e la sua ancella), ora a Palazzo Pitti. Artemisia dipinse una seconda versione di Giuditta che decapita Oloferne, che ora è conservata nella Galleria degli Uffizi di Firenze. La prima, più piccola, Giuditta che decapita Oloferne (1612–13) è esposta al Museo di Capodimonte, Napoli. Sono note sei variazioni di Artemisia sul tema della decapitazione di Giuditta Oloferne.

Trascorse del tempo a Roma, Napoli e anche a Londra dove aiutò suo padre a decorare un’allegoria del soffitto del Trionfo della Pace e delle Arti nella Casa della Regina.

Bibliografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Artemisia_Gentileschi